La sorpresa nella zucca – Intervista a Davide Melini

Torniamo a parlare del giovane regista Davide Melini, che in onore della notte degli spiriti e degli incubi ci ha gentilmente concesso un’intervista in cui, svelandoci un po’ se stesso, ci racconta la sua esperienza all’interno del cinema indipendente horror e alcune novità sul progetto a cui sta lavorando. Ricordiamo che Davide Melini ha alle spalle una collaborazione con la serie tv Rome e con i film Baciami Piccina di Roberto Cimpanelli e la Terza Madre di Dario Argento, ha inoltre vinto alcuni premi con i due cortometraggi The Puzzle e The Sweet Hand of the White Rose.

INTERVISTA

 – Come si è avvicinato al cinema e qual è stata la sua formazione?

Diciamo che sono cresciuto in questo mondo, perché ho uno zio che vi lavora da più di trent’anni. Così ho cominciato molto presto a frequentare i set cinematografici, restandone subito affascinato. Nella mia ingenuità di bambino, pensavo che un film fosse qualcosa di realistico e quando scoprii tutto il lavoro che c’è dietro, rimasi veramente allibito. Cominciai a prendere appunti e a studiare, guardando un film dopo l’altro. Questa è stata la mia vera scuola!

– Cosa le piace del cinema horror? Perché ha scelto questo genere?

Innanzitutto devo dire che mi sento privilegiato, perché reputo di lavorare in uno dei campi più difficili nell’ambito cinematografico. Fare un buon film horror non è facile! Una volta le persone fuggivano dalle sale quando assistevano agli omicidi di Norman Bates (“Psycho”)… poi è stata la volta dell’“Esorcista”… Ora il pubblico non si spaventa più di niente. Con tutte le notizie che escono quotidianamente, ed un mare di film che ci sommerge con ogni sorta di orrore, è sempre più difficile trovare lo spiraglio giusto. Io amo il cinema in generale, ma ho sempre scritto questi soggetti. È qualcosa che nasce e cresce nel mio subconscio. Non c’è nessuna forzatura, scrivo tutto naturalmente.

– Ho letto in una sua intervista uscita recentemente in America, che spiegava la differenza tra l’horror e il terrore…

Ah-ah-ah. É vero, ma ho espresso solo il mio punto di vista. Il terrore è una forte emozione che cresce dentro di noi e che non siamo in grado di controllare. Penso sia il passo che precede l’horror vero, che significa delirio e paura. Mentre il terrore è l’ansia e l’angoscia che qualcosa di orribile possa accadere, l’horror è l’incubo diventato realtà.

– Una domanda in generale: cosa ne pensa del cinema italiano?

Vivendo da molti anni in Spagna, sto un po’ fuori dalle vicende italiane. Comunque, parlando con molti colleghi che lavorano nel settore, noto con rammarico che niente è cambiato da quando sono andato via. Meglio stendere un velo pietoso.

– È difficile per un giovane filmmaker lavorare in Italia?

È difficile in ogni paese, non solo in Italia, dove, oltre ad una grandissima concorrenza, con registi che sfornano davvero prodotti superlativi, ci sono anche i “fattori esterni” (chiamiamoli così), dove la parola amicizia regna sovrana. Però una persona, se crede nel proprio lavoro, deve tirar dritto senza pause, tentando di non fermarsi a guardare il marcio che lo circonda.

– Ora passiamo ai suoi film: ha già girato due cortometraggi di successo,“The Puzzle” e “La dolce mano della Rosa Bianca”. Quali difficoltà ha trovato?

Sono stati due film molto importanti per me. Per quanto riguarda “The Puzzle” non ho trovato alcuna difficoltà nel girarlo. Tre mesi di pre-produzione sono stati sufficienti per studiare questo cortometraggio, poi girato in una sola notte. Lo stesso non posso però dire del mio film successivo. Infatti “La dolce mano della Rosa Bianca” è più ampio e completo rispetto al precedente film: quindi necessitava di uno studio maggiore. La pre-produzione è durata 4 mesi e le riprese si sono effettuate in 5 giorni. Quello che non mi è piaciuto, e fatico molto ancora oggi ad accettarlo, è come si sia svolta la post-produzione (durata complessivamente 8 mesi). Ho perso tantissimo tempo a causa della negligenza di alcune persone, le quali facevano di tutto per non lavorare. Ma alla fine, seppure con un ritardo mostruoso, il film è uscito.

– I suoi corti sono stati selezionati in moltissimi festival internazionali, vincendo svariati premi; sono usciti articoli e recensioni in tutto il mondo. Sorpreso?

Sono contento dei risultati finora raggiunti; è sicuramente positivo scoprire che la critica e il pubblico in generale apprezza così tanto il tuo lavoro. Io però sono una persona molto ambiziosa e quindi cerco sempre di migliorarmi, film dopo film. Quello che ho fatto non basta assolutamente! Sono conscio di saper fare molto meglio.

– Cominciamo con “The Puzzle”: so che il film è stato recentemente selezionato, tra più di 500 cortometraggi, in “The Dark Cinema”, la nuova serie horror della televisione americana, creata dalla produttrice Cheryl Compton e condotta dall’attore Bill Oberst Jr. (vincitore di un “Emmy Awards” nel 2012). La serie dovrebbe andare in onda sulle televisioni più famose d’America, d’Inghilterra, di Germania e Spagna. A quando la grande “prima” sulla HBO americana e la BBC inglese?

Non lo so ancora. Con la produttrice (Cheryl Compton) mi sento spesso e so che a novembre dovranno girare l’episodio pilota. Il programma durerà 30 minuti, in cui verranno presentati singolarmente i 5 cortometraggi che sono stati selezionati nel mondo (uno proveniente dagli USA, due dall’Inghilterra, uno dal Portogallo e il mio da Italia/Spagna) e poi verrà mandato in onda l’episodio pilota. Forse in inverno sarà tutto pronto… Bisogna solo aspettare.

– Proprio in questi giorni, “La dolce mano della Rosa Bianca” è impegnata prima nella finale dell’“Interiora Horror Festival” (in Italia) e successivamente nel “Cochise Film Festival” (in Inghilterra). Cosa può dirci?

Venire selezionato in un festival non è una cosa facile, e vincere poi dei premi lo è ancor meno. Quindi, ovviamente, sono sempre contento quando un mio corto è selezionato in un festival. Come detto in precedenza, però, la cosa per me più importante è che il pubblico e la critica apprezzino il mio lavoro.

– E fino a questo momento i risultati non sono di certo mancati! Il suo nome è un po’ dappertutto: dall’oriente (Asia) all’occidente (America), dal nord (Europa) al sud (Africa). Qualche mese fa il famoso sito americano “Dr. Terror’s Blog of Terror” ha dedicato una settimana intera al cinema horror italiano (intitolata “Italian Horror Week: La Rinascita del Cinema Horror Italiano”), dove venivano analizzati sia i grandi film del passato sia la nascita dei nuovi talenti. Il suo nome è stato inserito nella lista dei migliori registi “thrilling” della nostra nazione. Un’altra grandissima soddisfazione…

Senza dubbio. Sono davvero onorato di far parte di questa prestigiosa lista. Devo ammettere che tutti questi riconoscimenti in giro per il mondo potrebbero anche dare alla testa. Sarebbe davvero facile guardarsi allo specchio e vedere quanto si è bravi. Ma per me ha tutto un sapore diverso! Tutto questo è solo un piccolo stimolo per migliorarmi. Ne ho di strada da fare e di cose da imparare…

– In alcuni registi è possibile riscontrare delle tematiche o delle ossessioni che bene o male emergono nei loro film (mi viene in mente Polanski con la circolarità, l’acqua, il delirio la claustrofobia o in Hitchcock il doppio o il dubbio). Quali sono i suoi temi?

Ma, no so… non ho un territorio specifico. Il mio raggio d’azione si sposta a seconda del tema del film. “The Puzzle”, per esempio, è un film cupo e claustrofobico: una donna chiusa in casa, dove sembra che il “male” si nascondi in ogni angolo. Inquadrature, luci, suono e musica sono state studiate proprio per tenere un ritmo “aggressivo” e avvolgere la protagonista in una ragnatela senza uscita. La “Rosa Bianca”, invece, è un film diverso: c’è una bambina innocente che gioca in un parco, una musica non ossessiva e delle inquadrature con ampi spazi a disposizione (i cosiddetti “campi lunghi”)… È un film più solare e sicuramente più dolce, dove il bene trionfa sul male.

– Cosa può rivelarci del suo nuovo progetto, “Deep Shock”?

È mia intenzione rendere omaggio ai due maestri del cinema “thrilling” italiano, cioè Mario Bava e Dario Argento. Per fare questo ho deciso di percorrere diverse strade, cominciando dal titolo, che è la composizione tra “Deep Red” di Argento e “Shock” di Bava. Il primo film giallo realizzato fu “La ragazza che sapeva troppo”, diretto da Mario Bava nel 1963. Ma solo un anno più tardi, lo stesso regista diresse “Sei donne per l’assassino”, dove, per la prima volta, si delineano i tratti caratteristici di questo genere: assassino con impermeabile scuro, guanti e cappello nero, soggettive dell’assassino, scene di delitti estremamente elaborate e violente, musiche ossessive, ecc. L’idea è girare il prossimo anno, per poi fare la “prima ufficiale” nel 2014, così da celebrare il 50º anno di questo fantastico genere.

– A che punto si trova?

Attualmente sto scrivendo la sesta stesura della sceneggiatura e preparando il dossier del film che dovrò presentare a varie istituzioni.

– Può dirci qualcosa della trama?

Per adesso non posso rivelare molti dettagli…

– Ha già pensato agli attori e alla troupe?

Per quanto riguarda gli attori, ho in mente un’idea ben precisa. Un mese fa sono stato a Barcellona, dove ho potuto parlare con un attore molto conosciuto, di cui, ovviamente, ancora non posso rivelare il nome. Sto contattando persone di un certo spessore e devo essere molto prudente… Per quanto riguarda la troupe, posso dire che tra qualche settimana, insieme a Marta Pavón (co-produttrice), Maikel Ramírez (produttore esecutivo) e Juan Luis Moreno Somé (primo aiuto regista) stileremo la lista definitiva. Siamo solo all’inizio del processo. La strada è lunga e piena di ostacoli, però ce la faremo!

– Cosa ci dobbiamo aspettare questa volta?

Ognuno dovrà dare il 100%, prestando moltissima attenzione a tutti i singoli dettagli: recitazione, riprese, luce, make-up, montaggio, suono, musica, effetti 3D, ecc. Ogni cosa dovrà essere inserita nel giusto contesto. Dopo i miei ultimi corti, sento la necessità di fare un film forte sotto tutti i punti di vista.

– Infine, che consigli ha da dare a chi vuole intraprendere questa professione?

Il mio consiglio è di rimanere sempre sereni, sapendo che ci saranno montagne altissime da scalare. E soprattutto di essere umili! Ma se uno è dotato di talento e ha voglia di crescere non potrà che far bene. Il cinema è prima di tutto passione e amore.

Vogliamo ringraziare nuovamente Davide Melini per la sua diponibilità. Happy Halloween!

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~ di dbrhts su ottobre 31, 2012.

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