Cambio indirizzo

•novembre 29, 2012 • Lascia un commento

La caverna delle ombre ha cambiato indirizzo; venite a trovarci su

www.lacavernadelleombre.altervista.org

La sorpresa nella zucca – Intervista a Davide Melini

•ottobre 31, 2012 • Lascia un commento

Torniamo a parlare del giovane regista Davide Melini, che in onore della notte degli spiriti e degli incubi ci ha gentilmente concesso un’intervista in cui, svelandoci un po’ se stesso, ci racconta la sua esperienza all’interno del cinema indipendente horror e alcune novità sul progetto a cui sta lavorando. Ricordiamo che Davide Melini ha alle spalle una collaborazione con la serie tv Rome e con i film Baciami Piccina di Roberto Cimpanelli e la Terza Madre di Dario Argento, ha inoltre vinto alcuni premi con i due cortometraggi The Puzzle e The Sweet Hand of the White Rose.

INTERVISTA

 – Come si è avvicinato al cinema e qual è stata la sua formazione?

Diciamo che sono cresciuto in questo mondo, perché ho uno zio che vi lavora da più di trent’anni. Così ho cominciato molto presto a frequentare i set cinematografici, restandone subito affascinato. Nella mia ingenuità di bambino, pensavo che un film fosse qualcosa di realistico e quando scoprii tutto il lavoro che c’è dietro, rimasi veramente allibito. Cominciai a prendere appunti e a studiare, guardando un film dopo l’altro. Questa è stata la mia vera scuola!

– Cosa le piace del cinema horror? Perché ha scelto questo genere?

Innanzitutto devo dire che mi sento privilegiato, perché reputo di lavorare in uno dei campi più difficili nell’ambito cinematografico. Fare un buon film horror non è facile! Una volta le persone fuggivano dalle sale quando assistevano agli omicidi di Norman Bates (“Psycho”)… poi è stata la volta dell’“Esorcista”… Ora il pubblico non si spaventa più di niente. Con tutte le notizie che escono quotidianamente, ed un mare di film che ci sommerge con ogni sorta di orrore, è sempre più difficile trovare lo spiraglio giusto. Io amo il cinema in generale, ma ho sempre scritto questi soggetti. È qualcosa che nasce e cresce nel mio subconscio. Non c’è nessuna forzatura, scrivo tutto naturalmente.

– Ho letto in una sua intervista uscita recentemente in America, che spiegava la differenza tra l’horror e il terrore…

Ah-ah-ah. É vero, ma ho espresso solo il mio punto di vista. Il terrore è una forte emozione che cresce dentro di noi e che non siamo in grado di controllare. Penso sia il passo che precede l’horror vero, che significa delirio e paura. Mentre il terrore è l’ansia e l’angoscia che qualcosa di orribile possa accadere, l’horror è l’incubo diventato realtà.

– Una domanda in generale: cosa ne pensa del cinema italiano?

Vivendo da molti anni in Spagna, sto un po’ fuori dalle vicende italiane. Comunque, parlando con molti colleghi che lavorano nel settore, noto con rammarico che niente è cambiato da quando sono andato via. Meglio stendere un velo pietoso.

– È difficile per un giovane filmmaker lavorare in Italia?

È difficile in ogni paese, non solo in Italia, dove, oltre ad una grandissima concorrenza, con registi che sfornano davvero prodotti superlativi, ci sono anche i “fattori esterni” (chiamiamoli così), dove la parola amicizia regna sovrana. Però una persona, se crede nel proprio lavoro, deve tirar dritto senza pause, tentando di non fermarsi a guardare il marcio che lo circonda.

– Ora passiamo ai suoi film: ha già girato due cortometraggi di successo,“The Puzzle” e “La dolce mano della Rosa Bianca”. Quali difficoltà ha trovato?

Sono stati due film molto importanti per me. Per quanto riguarda “The Puzzle” non ho trovato alcuna difficoltà nel girarlo. Tre mesi di pre-produzione sono stati sufficienti per studiare questo cortometraggio, poi girato in una sola notte. Lo stesso non posso però dire del mio film successivo. Infatti “La dolce mano della Rosa Bianca” è più ampio e completo rispetto al precedente film: quindi necessitava di uno studio maggiore. La pre-produzione è durata 4 mesi e le riprese si sono effettuate in 5 giorni. Quello che non mi è piaciuto, e fatico molto ancora oggi ad accettarlo, è come si sia svolta la post-produzione (durata complessivamente 8 mesi). Ho perso tantissimo tempo a causa della negligenza di alcune persone, le quali facevano di tutto per non lavorare. Ma alla fine, seppure con un ritardo mostruoso, il film è uscito.

– I suoi corti sono stati selezionati in moltissimi festival internazionali, vincendo svariati premi; sono usciti articoli e recensioni in tutto il mondo. Sorpreso?

Sono contento dei risultati finora raggiunti; è sicuramente positivo scoprire che la critica e il pubblico in generale apprezza così tanto il tuo lavoro. Io però sono una persona molto ambiziosa e quindi cerco sempre di migliorarmi, film dopo film. Quello che ho fatto non basta assolutamente! Sono conscio di saper fare molto meglio.

– Cominciamo con “The Puzzle”: so che il film è stato recentemente selezionato, tra più di 500 cortometraggi, in “The Dark Cinema”, la nuova serie horror della televisione americana, creata dalla produttrice Cheryl Compton e condotta dall’attore Bill Oberst Jr. (vincitore di un “Emmy Awards” nel 2012). La serie dovrebbe andare in onda sulle televisioni più famose d’America, d’Inghilterra, di Germania e Spagna. A quando la grande “prima” sulla HBO americana e la BBC inglese?

Non lo so ancora. Con la produttrice (Cheryl Compton) mi sento spesso e so che a novembre dovranno girare l’episodio pilota. Il programma durerà 30 minuti, in cui verranno presentati singolarmente i 5 cortometraggi che sono stati selezionati nel mondo (uno proveniente dagli USA, due dall’Inghilterra, uno dal Portogallo e il mio da Italia/Spagna) e poi verrà mandato in onda l’episodio pilota. Forse in inverno sarà tutto pronto… Bisogna solo aspettare.

– Proprio in questi giorni, “La dolce mano della Rosa Bianca” è impegnata prima nella finale dell’“Interiora Horror Festival” (in Italia) e successivamente nel “Cochise Film Festival” (in Inghilterra). Cosa può dirci?

Venire selezionato in un festival non è una cosa facile, e vincere poi dei premi lo è ancor meno. Quindi, ovviamente, sono sempre contento quando un mio corto è selezionato in un festival. Come detto in precedenza, però, la cosa per me più importante è che il pubblico e la critica apprezzino il mio lavoro.

– E fino a questo momento i risultati non sono di certo mancati! Il suo nome è un po’ dappertutto: dall’oriente (Asia) all’occidente (America), dal nord (Europa) al sud (Africa). Qualche mese fa il famoso sito americano “Dr. Terror’s Blog of Terror” ha dedicato una settimana intera al cinema horror italiano (intitolata “Italian Horror Week: La Rinascita del Cinema Horror Italiano”), dove venivano analizzati sia i grandi film del passato sia la nascita dei nuovi talenti. Il suo nome è stato inserito nella lista dei migliori registi “thrilling” della nostra nazione. Un’altra grandissima soddisfazione…

Senza dubbio. Sono davvero onorato di far parte di questa prestigiosa lista. Devo ammettere che tutti questi riconoscimenti in giro per il mondo potrebbero anche dare alla testa. Sarebbe davvero facile guardarsi allo specchio e vedere quanto si è bravi. Ma per me ha tutto un sapore diverso! Tutto questo è solo un piccolo stimolo per migliorarmi. Ne ho di strada da fare e di cose da imparare…

– In alcuni registi è possibile riscontrare delle tematiche o delle ossessioni che bene o male emergono nei loro film (mi viene in mente Polanski con la circolarità, l’acqua, il delirio la claustrofobia o in Hitchcock il doppio o il dubbio). Quali sono i suoi temi?

Ma, no so… non ho un territorio specifico. Il mio raggio d’azione si sposta a seconda del tema del film. “The Puzzle”, per esempio, è un film cupo e claustrofobico: una donna chiusa in casa, dove sembra che il “male” si nascondi in ogni angolo. Inquadrature, luci, suono e musica sono state studiate proprio per tenere un ritmo “aggressivo” e avvolgere la protagonista in una ragnatela senza uscita. La “Rosa Bianca”, invece, è un film diverso: c’è una bambina innocente che gioca in un parco, una musica non ossessiva e delle inquadrature con ampi spazi a disposizione (i cosiddetti “campi lunghi”)… È un film più solare e sicuramente più dolce, dove il bene trionfa sul male.

– Cosa può rivelarci del suo nuovo progetto, “Deep Shock”?

È mia intenzione rendere omaggio ai due maestri del cinema “thrilling” italiano, cioè Mario Bava e Dario Argento. Per fare questo ho deciso di percorrere diverse strade, cominciando dal titolo, che è la composizione tra “Deep Red” di Argento e “Shock” di Bava. Il primo film giallo realizzato fu “La ragazza che sapeva troppo”, diretto da Mario Bava nel 1963. Ma solo un anno più tardi, lo stesso regista diresse “Sei donne per l’assassino”, dove, per la prima volta, si delineano i tratti caratteristici di questo genere: assassino con impermeabile scuro, guanti e cappello nero, soggettive dell’assassino, scene di delitti estremamente elaborate e violente, musiche ossessive, ecc. L’idea è girare il prossimo anno, per poi fare la “prima ufficiale” nel 2014, così da celebrare il 50º anno di questo fantastico genere.

– A che punto si trova?

Attualmente sto scrivendo la sesta stesura della sceneggiatura e preparando il dossier del film che dovrò presentare a varie istituzioni.

– Può dirci qualcosa della trama?

Per adesso non posso rivelare molti dettagli…

– Ha già pensato agli attori e alla troupe?

Per quanto riguarda gli attori, ho in mente un’idea ben precisa. Un mese fa sono stato a Barcellona, dove ho potuto parlare con un attore molto conosciuto, di cui, ovviamente, ancora non posso rivelare il nome. Sto contattando persone di un certo spessore e devo essere molto prudente… Per quanto riguarda la troupe, posso dire che tra qualche settimana, insieme a Marta Pavón (co-produttrice), Maikel Ramírez (produttore esecutivo) e Juan Luis Moreno Somé (primo aiuto regista) stileremo la lista definitiva. Siamo solo all’inizio del processo. La strada è lunga e piena di ostacoli, però ce la faremo!

– Cosa ci dobbiamo aspettare questa volta?

Ognuno dovrà dare il 100%, prestando moltissima attenzione a tutti i singoli dettagli: recitazione, riprese, luce, make-up, montaggio, suono, musica, effetti 3D, ecc. Ogni cosa dovrà essere inserita nel giusto contesto. Dopo i miei ultimi corti, sento la necessità di fare un film forte sotto tutti i punti di vista.

– Infine, che consigli ha da dare a chi vuole intraprendere questa professione?

Il mio consiglio è di rimanere sempre sereni, sapendo che ci saranno montagne altissime da scalare. E soprattutto di essere umili! Ma se uno è dotato di talento e ha voglia di crescere non potrà che far bene. Il cinema è prima di tutto passione e amore.

Vogliamo ringraziare nuovamente Davide Melini per la sua diponibilità. Happy Halloween!

Perfect Sense – L’angoscia della solitudine

•agosto 26, 2012 • Lascia un commento

Che cosa accadrebbe se gli uomini perdessero uno dopo l’altro i propri 5 sensi? E’ il tema, trattato in maniera tutt’altro che banale, dal regista britannico David Mckenzie (Young Adam) in Perfect Sense, presentato in anteprima al Sundance Film Festival del 2011 e ancora inedito in italia. La trama è semplice e funzionale: il capo chef Micheal (Ewan McGregor) e l’epidemiologa Susan (Eva Green), dopo un passato difficile e una vita sull’orlo della solitudine sentimentale, si incontrano e si innamorano, nel frattempo una strana epidemia colpisce l’umanità, togliendo all’uomo i sensi che gli permettono non solo di conoscere il mondo, ma anche di stabilire e mantenere un contatto con i propri simili. In questo scenario apocalittico e melodrammatico i due protagonisti cercano di mantenere saldo il loro rapporto mentre l’oscurità sensoriale scende inesorabilmente su di loro.

Il trailer: http://www.youtube.com/watch?v=iexMJrBzZtA

Il film, che segue un andamento a tratti quasi angosciante alternati a momenti di speranza, è molto delicato e nonostante il tema “virulento” non si lascia prendere dalle manie eroiche delle classiche pellicole commerciali; questa non è solo la storia di una malattia contagiosa che si cerca di debellare, ma il racconto di come le persone semplici, nel loro quotidiano, cercano di andare avanti, arrancando per non perdere i propri affetti e per condurre una vita il più normale possibile. Il primo senso che  i protagonisti perdono è l’olfatto, seguito dal gusto, dall’udito ed infine dalla vista, e ogni perdita è preannunciata dall’apparire di alcuni sintomi che esplorano la gamma delle emozioni umane: la tristezza, la pazzia accompagnata da una fame divorante, la rabbia e infine un improvviso bisogno di affetto e contatto umano. Analizzando la pellicola, non solo la storia ma anche come essa viene narrata tramite una voce fuoricampo e il montaggio, trapela una tematica ancora più profonda, quella della paura di rimanere soli e di morire da soli, senza nessuno che possa fornire conforto o alleviare le sofferenze. Senza i sensi gli uomini perdono la possibilità di comunicare gli uni con gli altri, rimanendo isolati in un’isola buia, senza poter sentire il suono di una voce amica o il profumo della pelle di chi sta loro accanto, il corpo non diventa altro che una prigione, una barriera che separa dal mondo. Perfect Sense è un film che fa riflettere sulla condizione dell’uomo e sui rapporti umani, è una storia che non annoia, un piccolo gioiello in stile melò dalle immagini forti ma dal senso delicato, e la cui chiave vincente sta inoltre senz’altro nelle performance straordinarie dei due attori protagonisti; resta solo da scoprire qual’è, secondo Mckenzie, il “Senso Perfetto”.

“E’ buio adesso, ma sentono il respiro dell’altro e sanno quello che bisogna sapere. Si baciano e sentono le lacrime dell’altro sulle proprie guance. E anche se non c’è nessuno a vederli…appaiono come tutti gli altri amanti. Accarezzandosi la faccia a vicenda. Tenendo i loro corpi vicini. Occhi chiusi, ignari del mondo che li circonda, perché è così che la loro vita prosegue.

Il cinema horror italiano su Italian Horror Week

•agosto 11, 2012 • Lascia un commento

Gli appassionati del cinema horror non possono assolutamente perdersi questo interessante articolo scritto da James Harris, che tratta proprio il cinema italiano nella sua variante horror. In questo articolo si possono trovare inoltre alcune interviste rilasciate da filmmaker indipendenti votati alla missione di riportare l’horror italiano all’attenzione del pubblico; parliamo di Davide Melini (che già conosciamo), Francesco Picone (Io sono morta) e Raffaele Picchio e Gianluigi Perrone (Morituris).

Nella propria intervista Davide Melini parla ancora dei suoi precedenti lavori(The Puzzle e The Sweet Hand of the White Rose), ma anche di un progetto futuro, Deep Shock. Quest’ultimo, dice il regista, sarà un film diverso rispetto ai primi due:

In “Deep Shock” the fantastic elements will make away for the horror ones. It will be a very dark movie […] I can just say that it will be the most scary film I made…
Il film presentato da Francesco Picone, Io sono morta è un progetto davvero molto forte, di certo non adatto ai più impressionabili a causa delle numerose scene crude e torture realizzate in modo dettagliato. Il film ha  un bel ritmo che tiene incollati allo schermo ed è realizzato in modo molto professionale. La storia vede una coppia di amici finire nelle grinfie di un personaggio sinistro che li sottopone a torture indicibili.
Morituris di Raffaele Picchio e Gianluigi Perrone è pura violenza, sofferenza e disperazione. Il film ripropone i temi classici già visti di Non aprite quella porta, L’ultima casa a sinistra e Long Weekend, la caccia spietata di alcuni ragazzi stranieri per opera di un gruppo di giovani della Roma bene vestiti da gladiatori.

L’intero articolo si trova a questo link, dove potrete anche vedere i rispettivi corti:

http://www.docterror.com/2012/07/italian-horror-week-rebirth-of-italian.html?zx=ced69472b0067ba6

Davide Melini – Pioniere italiano del genere horror

•luglio 7, 2012 • Lascia un commento

E’ italiano ma vive in Spagna, la sua passione è il cinema horror e i suoi cortometraggi hanno già vinto numerosi premi; il suo nome è Davide Melini e si sta già facendo notare per la sua bravura e il suo talento. A soli 32 anni può già contare sulla collaborazione ad alcune produzioni italiane ed internazionali, ha infatti lavorato come assistente alla regia nella serie tv Rome, nel film Baciami Piccina di Roberto Cimpanelli e in La terza madre di Dario Argento. Ancora una volta siamo di fronte ad un nuovo talento italiano che cerca di proporre un genere nuovo rispetto ai soliti film italiani di mafia, crimine e commedie demenziali, e non senza un certo successo. Il suo lavoro di scrittura e regia inizia con Amore Estremo nel 2006 in collaborazione con l ‘Associazione Culturale Giannitalia, per poi prosegure con La Sceneggiatura nello stesso anno. Nel 2008 gira in Spagna The Puzzle e nel 2010 The Sweet hand  of the White Rose.

THE PUZZLE – Mancherà sempre un tassello nel puzzle della tua vita!

Girato in una sola notte all’interno della casa del regista e con un budget di soli 300 euro, il corto inizia con una telefonata, una donna nega l’ennesimo prestito al figlio e dopo aver riattaccato bruscamente si dedica ad un passatempo che sembra diventare per lei una vera e propria ossessione e che si rivelerà una finestra sul proprio destino. The Puzzle è un thriller dalle tinte horror che in soli 5 minuti riesce a creare il phatos necessario a tenerci incollati allo schermo fino alla scena finale per cercare di capire quello che sta succedendo, merito di inquadrature e di un montaggio che ci fanno sprofondare in un mondo misterioso e paranormale. Inquadrature sbilenche e leggermente fuori fuoco che ci fanno intuire la presenza di qualcosa in casa, un’essenza paranormale, forse la parca che controlla il destino degli uomini, queste inquadrature sembrano volerci offrire la sua soggettiva che, spostandosi nella casa, ci mostra già la scena dove avverrà l’epilogo, come se il destino fosse già stato scritto e  manipolato dalle stesse mani della donna.

The Puzzle si è classificato al terzo posto come Miglior film italiano al Rome film festival 2008, e ha ricevuto altri riconoscimenti al Killer Film Festival (USA), al Danish Horror Film Festival (Danimarca), al Festival de Cine Iberoamericano de Huelva – Seccione IAJ (Spagna), è stato inoltre trasmesso in Italia su Coming Soon Television nel 2009, oltre che in Spagna e in America.

Qui il corto http://www.youtube.com/watch?v=E2lXsNDxLyM

THE SWEET HAND OF THE WHITE ROSE – Non riuscirai a sfuggire al tuo destino

Un vero piccolo film in cui non manca proprio nulla, girato con maestria, oscillante tra l’horror ed il supernaturale ma che ancora una volta fa emergere il tema di un destino a cui non si può sfuggire. Due vite che si incrociano fatalmente: un giovane guida ubriaco lontano da casa, cercando di sfuggire alla fidanzata troppo oppressiva, una ragazzina torna a casa in bicicletta. La seconda parte del film si svolge in un cimitero, il giovane prega per la piccola vita che ha distrutto, ma forse c’è dell’altro, dei petali bianchi insanguinati guidano i suoi passi verso una verità che lui non sembra voler accettare; il finale è quasi un’ancora di speranza dopo tanto buio e tanta disperazione. La storia è ricca di sentimento e nonostante il messaggio rievochi una comunicazione sociale non cade nella banalità; le inquadrature sono ben curate e i dettagli si apprezzano sempre più ad una seconda visione. Una menzione d’onore va fatta anche agli attori, a partire dalla giovane Natasha Machuca, Carlos Bahos e Leocricia Sabán.

Anche su questo corto sono fioccati ben meritati premi: 2º Miglior Film Indipendente dell’anno nel festival italiano Indie Horror,  Miglior Fotografia nel festival spagnolo Cesur en Corto, Menzione Speciale nel festival americano Tabloid Witch Awards, è stato inoltre selezionato in moltissimi festival (USA, Spagna, Italia e Sud Africa), alcuni anche di grandissimo prestigio, quali il Festival del Cinema di Málaga, il South African Horror Festival, il Fantafestival – Mostra Internazionale del Cinema di Fantascienza e del Fantastico ed è persino entrato in concorso nel David di Donatello. Anche questo corto è stato trasmesso su Coming Soon Television nel 2011 e in Spagna nel 2010 su PTV Málaga.

http://www.youtube.com/watch?v=tPWcqEmSkq8

Davide Melini ci ha inoltre informato di stare lavorando ad un nuovo film di cui per ora conosciamo solo il titolo, Deep Shock e che sarà annunciato per il 2014, ovvero per il cinquantesimo anno del “giallo all’italiana”.

Ci tengo ancora a sottolineare quanti siano gli artisti italiani che hanno molto da dire e che sono in grado di dare un nuovo impulso ad un cinema italiano che si sta affossando sempre di più in generi stereotipati, film che non hanno nulla da comunicare sia stilisticamente che narrativamente, e che cercando di parodiare un cinema italiano ormai perduto da tempo. Non ci sono solo bravi registi americani, ma anche bravi registi italiani che hanno molta voglia di fare e molta creatività da esprimere, ci auguriamo che qualcuno capisca le potenzialità dei nostri cervelli e sia pronto a rischiare puntando su di loro senza andare a guardare immediatamente nel proprio portafoglio. Il cinema è nato come una sorta di magia che aveva lo scopo di catturare l’immaginazione e fare sognare prima ancora che guadagnare, oggigiorno sarebbe bello che questo intento venisse portato ancora avanti.

Auguriamo a Davide Melini di essere uno dei pionieri di un nuovo cinema.

Per chi ne volesse sapere di più sui lavori di Davide Melini www.davidemelinidirector.blogspot.com

Alcune interviste:

http://www.thefear.it/interviste/interdavidemelini.html

http://indie.horror.it/2008/10/intervista-a-davide-melini/

http://www.nonsologore.it/2012/01/24/intervista-a-davide-melini/

 

L’importante è cantare e ballare – Bollywood

•luglio 4, 2012 • 1 commento

Se siete tristi e depressi questi sono i film che possono tirarvi su il morale, gli ingredienti sono grandi storie d’amore, tanta allegria, tanto colore ma soprattutto molta musica e tanta voglia di ballare. Bollywood è il corrispettivo indiano della Hollywood americana, ed è una vera e propria fabbrica cinematografica che nel solo 2011 ha prodotto ben 131 film (contro un distacco non poi così netto con i 152 di Hollywood). Potremmo definire i film  bollywoodiani come la parte più commerciale e popolare della produzione cinematografica indiana che si distingue per alcuni tratti dai film indiani d’autore e sono girati in lingua hindi o hordu con una forte contaminazione della lingua inglese. Talvolta sono un po’ troppo melodrammatici e le carrellate sui volti degli attori nei momenti culminanti di alcune scene possono ricordare quelle delle soap-opera, ma gli scenari da Mille e una Notte e la simpatia e spensieratezza dei personaggi non potranno non colpirvi, perché non importante se siete allegri e pazzi d’amore o se tristi e dal cuore spezzato, la cosa importante è continuare a cantare e ballare.

Già da quattro anni la rete Rai ha mandato in onda alcuni film delle produzioni indiane prima su Rai1 e ora su Rai Movie (il martedì sera) durante l’estate, sfortunatamente tagliando proprio le scene per cui i film di Bollywood si contraddistinguono e sono tanto amati, ovvero le danze; vogliamo sottolineare che è l’unico paese che lo fa?  Il motivo? I film sono troppo lunghi (spesso sfiorano le 3 ore). E’ un altro dei tanti paradossi dell’Italia quello di premiare il cinema indiano d’autore nei propri festival per poi snobbare quello più commerciale. Un vero peccato visto che uno dei libri più belli pubblicato negli ultimi anni si diverte a fare un paragone tra lo spirito degli italiani e quello degli indiani:

Gli indiani sono gli italiani d’Asia. Si potrebbe dire con altrettanta certezza che gli italiani sono gli indiani d’Europa, ma credo che tu abbia afferrato il concetto. Sia gli indiani che gli italiani hanno bisogno di una madonna: non possono fare a meno di una dea, anche se la religione gliela nega. Sia in India che in Italia ogni uomo diventa un cantante quando è felice, e ogni donna una ballerina quando va a fare la spesa dietro casa. Per questi due popoli il cibo è musica nel corpo, e la musica cibo nel cuore. E le loro lingue…fanno d’ogni uomo un poeta, e ammantano di bellezza anche la peggiore banalité. Sono nazioni in cui l’amore fa di un gangster un cavaliere, e di una contadina una principessa, anche se solo per il breve istante in cui ti guardano negli occhi.

G. D. Roberts, Shantaram

Di seguito ecco un divertente video che raccoglie le scene danzanti di alcune produzioni recenti e passate.

http://www.youtube.com/watch?v=qSq8rMUWPWo

Film:

Aladin – Sujoy Ghosh (2009)

Devdas – Sanjay Leela Bhansali (2002)

Hum Dil De Chuke – Sanam Sanjay Leela Bhansali (1999)

Saawarya – Sanjay Leela Bhansali (2007)

Om Shanti Om – Farah Khan (2007)

Veer-Zaara – Yash Chopra (2004)

Emotivi Anonimi – Timidezza e cioccolato

•giugno 10, 2012 • Lascia un commento

Carino, leggero, divertente, Emotivi Anonimi è un film del regista francese Jean-Pierre Améris uscito lo scorso 23 dicembre e che in patria ha incassato 9 milioni di euro. Emotivi Anonimi ci narra la storia di due personaggi molto particolari. Angelique Delange (Isabelle Carré) è un’abile cioccolataia che con difficoltà riesce a far fronte alle piccola prove che ogni giorno la vita le mette davanti a causa di una iper-emotività che cerca di superare frequentando un circolo di persone con i suoi stessi problemi, gli emotivi anonimi del titolo. Jean-René Van Den Hugde (Benoit Poelvorde) è il proprietario di una fabbrica di cioccolato che cerca di mascherare la propria paranoica sensibilità dietro un atteggiamento un po’ burbero e di superare grazie alla piccole prove che il suo psicoanalista gli consiglia di affrontare. Pensate un po’ cosa possono combinare due personalità così quando si incontrano…il tutto coronato da una sorta di magia che da sempre, ricordiamo Chocolat, aleggia attorno al cioccolato. Emotivi anonimi è una commedia che mescola magico realismo, musical e humour creando un mondo a parte, dolce e allo stesso amaro come la cioccolata che qui unisce i due protagonisti.

 

http://www.youtube.com/watch?v=66EauJ8_s5Q